VIVERE LA STORIA NELLA PROPRIA STORIA: SHOA E FOIBE

PATERNÓ-Si pone in netto contrasto con la “scuola delle competenze” la primaria della Marconi, attenta com’è a cogliere ogni spunto per continuare a costruire l’Uomo sulla scorta di una grande maestra: la Storia! Eventi come la Shoa e i massacri delle foibe, non possono non essere ricordati e non bastano i libri, astratti resoconti di accadimenti che appaiono lontani  anni luce dalla nostra realtà, ma bisogna provare a fare un passo in più, entrare nella storia, assumerne ruoli, le condizioni ed immaginarne le esperienze che ne riportino e raccontino i sapori, i dolori, le intensità, il sangue. I percorsi didattici così assumono un carattere pluridimensionale perché la storia si drammatizza, la si danza , la si canta, la si traduce dialogicamente, la si studia e confronta, la si indaga ma soprattutto, quando questo è possibile, la si ascolta dai suoi diretti testimoni. Così, la scuola primaria della Marconi, tiene alta la bandiera della formazione umana, oltre che tecnicamente scolastica dei suoi alunni, ben comprendendo che più l’esperienza è forte e più di imprime in una memoria stratificata, perché non sbiadisca. Accorpa perciò in una sola celebrazione – commemorazione sia la Shoa, vittime gli Ebrei, sia Le Foibe, vittime gli Italiani. Su progetto della Ins. Santa Rapisarda, collaborata su più fronti da Concetta Caccamo e Norma Viscusi.

il 29 gennaio, nell’aula magna “Bianca di Navarra”, del plesso Falconieri, le classi terze, quarte e quinte, allestiscono una toccante performance attorno ad un ospite di riguardo, Giovannino Sparpaglia, esteta musicale, lettore instancabile, personaggio noto nella nostra città, classe 1922, testimone sopravvissuto delle Foibe, la cui memoria si celebra il 10 febbraio.

E’ già il secondo anno che la sua testimonianza di deportazione nei campi di concentramento, la sua esperienza di violenza, di dolore, di paura, di fame e di freddo, e tutto ciò che la mente elabora durante queste durissime ed estenuanti prove di sopravvivenza, vengono narrati, e rivissuti con lo stesso lacerante struggimento. Forte è il retaggio memoriale che lascia nei suoi ascoltatori. Forte il monito sulla libertà, sulla non violenza, sulla pietà, sullo spreco, forte l’appello su una urgente rinascita umana sulla scorta Della sua testimonianza. Dicano i ragazzi un giorno ” io ho ascoltato questa storia da un testimone”…che privilegio! La deportazione, l’olocausto, la pulizia razziale, sono l’inferno!

Corollario al doloroso monologo, una fantasia di letture tratte dalla letteratura più nota e struggente afferente ad Olocausto e persecuzione ebraica, su un sottofondo musicale di testi noti, legati alla filmografia di genere e alla tradizione musicale giudaica, eseguiti al pianoforte dalla pianista, nonché insegnante Norma Viscusi; e ancora canti in lingua ebraica, danze simbolismi, quasi a stabilire un contatto dell’anima con fratelli che, pretestualmete accusati di deicidio, hanno subito nei secoli, continue deportazione e genocidi.

Vestire i panni del perseguitato, indossare “le sue scarpe”, entrare nella sua storia, può forse voler dire: “non permetteremo che accada ancora ciò che non doveva accadere. Vesto i tuoi panni, canto il tuo canto perché tu sei me ed io sono te…..”

Entusiasta e commosso della performance, il Sindaco Nino Naso, ospite e garante della legge a difesa della libertà contro ogni forma di pregiudizio, emarginazione e persecuzione, esaltava la Marconi congratulandosi con la Dirigente, la Prof. Maria Santa Russo, per l’alto grado di professionalità e sensibilità umana e creativa dei suoi docenti, fondata sulla celebrazione e l’affermazione di valori assiologici universali.

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