Vampiring – La dipendenza da smartphone

Un fenomeno nuovo e poco conosciuto, che risulta essere, purtroppo, molto diffuso tra i giovanissimi, è quello del “vampiring”. Termine che rende pienamente l’idea attraverso l’origine della parola “vampiro”: consiste nella nociva abitudine di rimanere svegli fino a notte tarda per chattare, sostare sui social, sottraendo, fra l’altro, ore preziose al proprio sonno. Il target di età più colpita va dalla prima adolescenza sino ai 17 anni. I giovanissimi, preda dei social più in voga, rimangono svegli quasi tutta la notte a postare fotografie, pretendere e concedere i like. Questo purtroppo influisce negativamente sul rendimento dei giovani vampiri. Infatti la mattina seguente, a scuola, i ragazzi dimostrano tutta la loro stanchezza, la loro apatia e un grado di concentrazione ridotto. Certamente vi sono coloro che dimostrano una maggior, direi, “sensibilità” e si dilettano solo nelle nottate del venerdì e del sabato poiché l’indomani non vi è scuola. Ma in verità questi sono pochi rispetto alla maggioranza continuamente in linea su WhatsApp e Instagram (stranamente Facebook è meno amato), provocando un’inversione dei ritmi giorno-notte. Il problema di maggiore rilevanza è dato dal fatto che i genitori, molto spesso, ignorano questa attività notturna, essendo convinti di aver dato definitivamente la buonanotte ai propri figli. In realtà, nel buio della stanza, stanno ore e ore dinanzi allo schermo del proprio telefono cellulare. Arma perfetta quest’ultima, rispetto al proprio computer, per essere consultato sotto le coperte. Ripercorrendo la storia dei mass-media e delle nuove tecnologie possiamo dire che qualche decennio fa era la televisione a costituire una pericolosa distrazione per i giovani. Oggi gli scenari sono davvero cambiati. La società virtuale impone e propone delle nuove dipendenze. Il vampiring disegna due atteggiamenti che potremo definire opposti e contrari al contempo: da una parte ci sono giovani che lo considerano come un atteggiamento rispondente a una moda, un sentirsi parte di un gruppo “virtuale”, dall’altra, però, così facendo si attiva un comportamento di dipendenza, per non sentirsi “diverso o estromesso”, che crea una continua ricerca di essere accettato e parte “di qualcosa”. La situazione è molto delicata e andrebbe valutata con molta attenzione cercando di attivare sia una campagna di sensibilizzazione dei ragazzi e formare ed informare i genitori rispetto a questo fenomeno che silenziosamente sta dilagando tra i giovani della nuova generazione.

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