Una storia mai raccontata, i nevaioli della Sicilia

L’interessante film-documentario Il signore delle nevi di Nello Correale (proiettato alle Ciminiere di Catania, a cura di SiciliAntica provinciale, presidente Piero Butera, in collaborazione con il critico cinematografico Sebastiano Gesù e con il segretario dell’Assostampa Daniele Lo Porto) conferma una semplice, ma non banale, verità: di fronte alle poche cose che ciascuno di noi sa ce ne sono moltissime che sconosce. In altri termini è stato interessante apprendere, attraverso l’epico racconto dei nevaioli, che, oltre alle grotte naturali (neviere) dell’Etna dove la neve era faticosamente raccolta e custodita per essere, poi, trasportata con delle grosse ceste su asini o muli nelle grandi città come Catania o in centri più piccoli, vi erano altrettanti depositi, a volte costruiti artificialmente, anche sui monti Nebrodi, Madonie e sugli Iblei (Monte Lauro a Buccheri). È proprio in questa cittadina che nel ‘700, con la principessa di Villafranca, il commercio della neve, che veniva trasportata con le navi perfino a Malta, subì un notevole incremento così da designare, poi, la nobile famiglia degli Alliata come i Signori della Neve in quanto commerciavano sia la neve della Montagna che quella di Buccheri. Continuò la vocazione commerciale di questa nobile famiglia il principe Francesco Alliata, morto nel 1974, il quale dopo la chiusura della casa cinematografica Panaria si era dedicato all’attività imprenditoriale con la produzione di gelati e sorbetti siciliani etichettati con il marchio di famiglia XIV Duca di Salaparuta. Per quanto riguarda il nostro territorio quasi mille erano gli operai iurnatari che lavoravano con fatica sull’Etna anche se non ebbero mai un riconoscimento sindacale o quantomeno sociale del loro status di lavoratori (forse perché privi dei propri e particolari mezzi di produzione poiché utilizzavano vari arnesi, appartenenti al mondo contadino e artigianale, come la pala di legno, i sacchi di iuta ecc.). La neve raccolta nelle neviere veniva, in seguito, convogliata nelle cosiddette case del ghiaccio. Da dove, poi, sotto forma di blocchi di ghiaccio era venduta ai commercianti e pasticcieri per rendere più fresche le vivande o preparare granite e dolci gelati. A Paternò la Casa del ghiaccio era sita in via Nazario Sauro e fungeva da grande frigorifero, gestito da una Ditta privata, Fratelli Di Giunta, per soddisfare le richieste dei vari esercizi commerciali della Città.

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