Sergio Claudio Perroni, la vita gentile delle parole

di Mauro Mangano.

In questi giorni di incredulità e dolore, molti hanno già scritto parole giuste, affettuose, sincere, belle (a volte non tutte le quattro cose insieme), su Sergio Claudio Perroni. Vincendo l’incredulità e il dolore, vogliamo semplicemente esprimere il nostro saluto.

Sergio se ne è andato, sabato mattina, togliendosi la vita, davanti all’azzurro del mare, in una strada di Taormina. Non era malato, era cocciuto, e non tollerava che qualcun altro, fosse anche il nostro dna, il destino millenario dell’uomo, un creatore, dovesse decidere al posto suo cosa doveva accadere della sua pelle, delle sue ossa, dei suoi polsi. Non lo tollerava, così ha deciso lui.

Sergio Claudio Perroni è stato uno scrittore e traduttore straordinario. Nelle pagine dei suoi libri c’è tutta intera la bellezza compiuta di una lingua usata con cura e affetto, la capacità di restituire in immagini i movimenti della mente e del cuore, la delicatezza di chi vuole sfiorare il mondo senza pesare, mai, lo sguardo affascinato di chi cerca, continuamente cerca, fanciullescamente cerca, e con la serietà dei fanciulli pretende rispetto e attenzione  per i particolari, per i movimenti delle nuvole, per le carezze sognate prima che date. E nelle sue traduzioni c’è l’impegno ossessivo per tradurre il bello e il brutto, in definitiva la vita, in una lingua che con precisione certosina riscatti senza tradire. Traduzioni che rimangono pietre miliari, come Furore di Steinbeck o La scopa del sistema di Wallace, per non parlare di Camus e dei mille altri che maneggiò non solo con abilità tecnica, ma con la volontà di indagare il testo per portarlo nella sua lingua, estraendo in questo passaggio il distillato, aggiungendo senso.

A Sergio Claudio Perroni siamo legati, perchè a Paternò ha presentato un suo libro, e conversando con lui abbiamo potuto cogliere anche la sua ironia, la sincerità, la capacità di ascoltare, e gli siamo legati per interposto amore, l’amore che lo lega a Cettina Caliò, sua moglie, poetessa eccellente, colonna portante di Zona Franca, che abbracciamo ancora con tutto l’affetto che possiamo.

Addio, Sergio, continueremo a leggere le tue parole eleganti, a trovare nelle pagine i segni della tua battaglia quotidiana per una lingua vera ed esatta, ad arrabbiarci perchè hai ritenuto, sbagliando, che fosse bella la perfezione e non già il suo desiderio e perfino il suo rimpianto, a chiederci in cosa si sarebbe trasformata, la bambina del tuo ultimo libro, se ti avesse incontrato, sabato, davanti al mare.

Redazione Administrator

Be the first to comment

Rispondi