Una realtà cittadina: La vendita ambulante

Zona Franca ama dare voce alle realtà sociali che fanno la vita del paese, convinti come siamo che confronto e conoscenza siano cosa buona e giusta; pertanto questo mese abbiamo scambiato due chiacchiere con Camelo, 30enne adranita, neo sposo e venditore ambulante qui a Paternò. Per chi non lo sapesse, la legge definisce venditore ambulante il commerciante che esercita la sua attività su area pubblica in modo fisso o itinerante. Dal 1971 esiste la FIVA (Federazione Italiana Venditori Ambulanti). Il commercio al dettaglio su area pubblica è disciplinato dal D.Lgs n. 114/98; la legge stabilisce i principi generali e rimanda alle singole regioni la definizione dei criteri di pianificazione urbanistica di tale commercio.

Carmelo (che dice di non essere un sognatore: “Purtroppo il sogno non mi riesce, sono radicato al suolo, penso e vivo giorno per giorno”  resta in memoria per la gentilezza, la cortesia, e la bontà dei suoi prodotti. È un giovane saggio che si rassicura, ci dice, pensando che esiste la brava gente, soprattutto quando nel lavoro, e nella vita, accade di incontrare qualche essere umano faticoso da gestire. Ci ha mostrato tutte le autorizzazioni che fanno di lui un venditore in regola e ci ha raccontato che studiava ingegneria chimica alla Sapienza di Roma: “Poi per alcune ragioni ho abbandonato e ho iniziato a fare il lavoro di mio padre e di mio nonno; un lavoro che ho sempre fatto, che conosco, perché davo una mano, anche da ragazzino, in estate e durante le vacanze scolastiche”. Quando gli chiediamo se avrebbe preferito fare altro, sospira: “Sì, forse sì, ma è andata così, e questo lavoro mi piace, e siccome l’ho scelto, provo a farlo bene”. I prodotti di Carmelo provengono dal suo orto (tre ettari di terreno, una cooperativa agricola Verde 2010) e la stagionalità dei prodotti che tratta, ci spiega, è il motivo per cui preferisce non avere una bottega: “La bottega, ne abbiamo avuta una a Bronte – ti obbliga a tenere anche prodotti non stagionali, che bisogna acquistare per soddisfare le richieste dei clienti, e io preferisco non essere vincolato all’acquisto dei prodotti”. A proposito di clienti, Carmelo ci racconta che ha un buon rapporto con quelli che quotidianamente si servono da lui: “Mio padre ha venduto qui per 25 anni e io mi sento a casa; la gente, qui, mi fa sentire a casa. Sono tutti molto gentili, qualcuno mi porta perfino il caffè; sono piccoli gesti che fanno piacere”. Carmelo non dice (ma noi lo abbiamo osservato spesso) quanto lui sia cortese, paziente e disponibile nei confronti dei clienti; è quel tipo di persona che accompagna la spesa alla signora anziana fino alla macchina. Quando gli chiediamo cosa pensi dei venditori abusivi, sospira, di nuovo, riordinando il suo furgone: “Penso che sono padri di famiglia, che cercano di portare un pezzo di pane a casa. La brutta gente c’è dappertutto, ma c’è anche brava gente che cerca di sopravvivere, e spesso è dura essere in regola, specie qui, nel nostro paese”. Alla domanda sulle differenze che riscontra fra Paternò e Adrano, replica che secondo lui non c’è nessuna differenza: “Sono due paesi pieni di potenzialità inespresse, un po’ per le amministrazioni e un po’ per i cittadini”. Quando lo salutiamo e gli chiediamo se ha qualcosa da aggiungere, Carmelo ci dice che si augura che i giovani si avvicinino alla terra, che la tradizione agricola non vada perduta, che lo Stato sostenga il settore agricolo. “Lo so, forse sono poco moderno, ma stiamo smettendo di produrre molte cose e la terra è il pane, se lasciamo la terra, siamo costretti a comprare fuori quello che ci serve: abbiamo già smesso di produrre molti prodotti che dobbiamo acquistare”.

Noi concludiamo ricordando un pensiero di Senofonte: Dalla terra tutto deriva.

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