Piede piatto: sintomi, diagnosi e rimedi. L’intervista al dott. Lorenzo Geraldi

Il piede piatto, o sindrome pronatoria, è un disturbo molto diffuso che normalmente non causa problemi, ma talvolta ha come conseguenza una serie di dolori causati da un alterato allineamento delle gambe.

Un piede si dice piatto quando l’arco plantare è piatto, cioè se tutta la pianta tocca terra quando si sta in posizione eretta. In alcuni casi l’arco plantare non si sviluppa correttamente durante l’infanzia; in altri, il piede può appiattirsi dopo un trauma o a causa dell’usura dovuta all’invecchiamento. Zona Franca ha chiesto lumi al dott. Lorenzo Geraldi, per la sua comprovata esperienza e per la fiducia che da sempre riponiamo nella sua professionalità.

Quali sono le cause?

Il piede piatto rappresenta un’alterazione morfologica dell’arco plantare longitudinale mediale (parte interna del piede) con diminuzione dell’altezza del suddetto.

Le cause possono essere primitive o congenite (presenti già alla nascita), secondarie (traumatiche e\o  associate a malattie sistemiche) e idiopatiche.

Generalmente nel 70-80% dei casi è presente una condizione di lassità legamentosa strutturale.

Ad oggi si ritiene che, se il paziente non prova dolore, per il piede piatto non sia necessaria alcuna terapia. È davvero così?

Assolutamente no: nella maggior parte dei casi il piede piatto è asintomatico, nei casi più gravi (3°e 4°grado) sono la difficoltà nella corsa o la comparsa di affaticamento alle gambe, dopo brevi percorsi, a richiamare l’attenzione dei genitori.

Quali terapie sono consigliate e in quali casi?

Nei bambini affetti da piattismo, di 1° e 2°, risultano molto efficaci degli esercizi di correzione atti a stimolare il “tuning” dell’arco plantare sin dalla più tenera età, associati, allorquando il bambino finalizzerà il carico plantare e ottimizzerà le fasi deambulatorie, a degli esercizi propriocettivi; nei casi più estremi, 3° e ancor più 4°, specie se al piattismo si associa un retropiede valgopronato, si ricorre all’intervento chirurgico “Calcaneo-stop” che sarà possibile effettuare tra i 10, max 12 anni, di età.

Un’ultima curiosità: i plantari funzionano davvero o sono semplicemente una trovata commerciale?

I plantari risultano efficaci nel migliorare l’assetto posturale dei bambini affetti da piattismo, migliorare l’appoggio plantare e facilitare la normale maturazione del piede stesso. Dopo i 7-8 anni

Il plantare non riuscirà più a correggere il piede, pertanto il suo ruolo non  sarà più “correttivo” bensì “preventivo”, mirato a correggere patologie che si possono sviluppare a carico della caviglia, del ginocchio e\o della schiena, concorrendo quindi all’ottimizzazione della postura.

 

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