Paternò con gli occhi di un bambino

Diamo voce a un campione rappresentativo di piccoli cittadini che saranno gli adulti di domani. Frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado (che chi scrive preferisce ancora chiamare scuola elementare e scuola media).

Ci interessava sapere e capire come i nostri bambini, vedono e sentono il paese in cui vivono. Paese che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, si merita dei cittadini migliori di noi, che lo amino e lo rispettino per quello che è: la loro casa.

Abbiamo fatto ai bambini qualche domanda, ed è stato piacevole vederli partecipare con entusiasmo e un piglio da adulti coscienziosi; i bambini hanno di bello che sorprendono con la loro freschezza e il loro incanto.

Alla domanda che cosa non vi piace di Paternò, la risposta è stata unanime: Paternò non piace ai nostri bambini perché è sporca, “c’è inciviltà e vandalismo” afferma Giulia Frisenna (9 anni); “la gente dovrebbe essere più civile” le fa eco Chiara Ventura (14 anni da poco compiuti) e aggiunge: “forse i genitori e la scuola dovrebbero insegnare a rispettare la città, così poi da adulti ci comportiamo bene”.  Simona Battiato (9 anni) apprezza “la buona volontà del sindaco che vuole migliorare il paese”. Se il nostro sindaco fosse Claudio Mirenna (9 anni), avremmo il cinema e le piste ciclabili, “e vorrei Paternò più pulita e con i centri di aggregazione per ragazzi”, aggiunge. Anche Giulia vorrebbe dei luoghi di svago e più verde a disposizione, “e cercherei di sfruttare meglio quello che abbiamo”. A Simona piacerebbero “le strade più pulite e senza buche”. Anche Gaia Djiometio (12 anni) vorrebbe spazio per i bambini: “per esempio la villa comunale può essere bella, invece è un po’ brutta, le panchine sono rotte e con i chiodi che fanno male se ti siedi, e forse per questo i bambini non ci vanno, e ci sono solo grandi un po’ strani”, e continua: “cambierei la gente, la farei più educata. Io ho visto un paese come Paternò ed era bello perché non era sporco, perché la gente era educata”. Chiara si preoccupa della sicurezza: “aggiusterei le strade ma anche le case rotte perché sono brutte e pericolose. Un giorno per poco non mi è caduto addosso un pezzo di cemento di un balcone tutto rotto”, e si preoccupa dei cani randagi: “è più giusto e più sicuro per loro e per noi se stanno in un posto dove vengono accuditi”. A nessuno di loro piace la confusione di certe zone non controllate e la sosta selvaggia.

Quello che si evince ascoltando questi bambini, è che loro amano Paternò, e sono – giustamente – amareggiati (e noi non possiamo dargli torto) perché la vorrebbero migliore di com’è. “Paternò è il paese in cui sono cresciuta, qui ci sono le cose a me care” dice Giulia che apprezza la posizione favorevole della nostra città: “è vicina al mare e alla montagna e non è né troppo grande né troppo piccola”. Claudio apprezza gli spazi verdi “come il Parco del Sole e il Giardino del Sorriso”; a Gaia piacciono i Quattro Canti (piazza Regina Margherita) “perché mi piace la forma, perché lì si incontrano le strade e ci passano le feste importanti”.

A tutti loro piace il Castello Normanno perché “è antico e dice la storia” considera Gaia, che però nota “la gente lo sporca e lo fa diventare brutto”. A Chiara piace “la strada dritta” perché ci sono i negozi.

Abbiamo concluso chiedendo loro “una cosa che vi hanno insegnato i vostri genitori”.

“I miei genitori mi hanno insegnato a rispettare gli altri e l’ambiente, e ad aiutare i più bisognosi”, dice Claudio. A Giulia è stato insegnato: “ad essere corretta, a rispettare l’ambiente in cui vivo e a raggiungere gli obiettivi senza barare”. Simona dice: “i miei genitori mi hanno insegnato il rispetto per le cose e per le persone ma soprattutto ad essere sempre felice per ciò che ho”. A Chiara è stato insegnato “a usare la testa prima di fare le cose”. Gaia ricorda che “la mamma mi dice sempre di non seguire la massa e di fare non come dice la gente ma come dice la mia testa e il mio cuore”.

Una vecchia canzone di Whitney Houston (Greatest love of all) dice che i bambini sono l’amore più grande, e a loro dovremmo mostrare la bellezza che hanno dentro e intorno.

Zona Franca dedica questa canzone a tutti i bambini, e agli adulti che hanno, nei confronti dei bambini, una grande responsabilità.

 

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