Lettera aperta dell’ingegnere Ciatto ad Anthony Distefano

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Riceviamo e pubblichiamo la lunga lettera che l’ingegnere Uccio Ciatto ha indirizzato al direttore di “95047” Anthony Distefano sulla questione del PRG.

LETTERA APERTA

Al Dott. Anthony Distefano

Direttore di 95047.it

 

Egregio Direttore, tante volte, in passato, in occasione di articoli sul PRG e dintorni apparsi sul suo giornale, sono stato tentato di partecipare al dibattito proponendo il mio punto di vista.

Poi, afflitto dalla fatica del quotidiano e nella consapevolezza che il mio dire sarebbe stato quasi certamente strumentalizzato, ho desistito.

Il 28 novembre, però, compare sul suo giornale un articolo dal titolo LA PIAGA DI  PATERNÒ È IL TRAFFICO: MICA (AD ESEMPIO) IL PIANO REGOLATORE CHE NON C’È, che mi arruolava, mio malgrado, tra i silenti (forse sarebbe stato meglio dire tra gli ignavi). Certo ero in buona compagnia, in quanto nell’esercito dei silenti comparivano tutti, a meno di quelli che “fanno il controcanto al potere” o di quelli, dico io, che a cadenza periodica, soprattutto sul suo giornale, fanno una crociata contro tutto e tutti, intonando il mantra inneggiante al nuovo PRG che da solo, se redatto e, molto probabilmente, se redatto da costoro, risolverebbe tutti i problemi della nostra città e, quel che più conta, taglierebbe le mani ai cementificatori (non che se ne vedano molti in giro data la crisi mortale dell’edilizia a Paternò, ma tante’è …). In queste due ultime categorie non mi riconosco davvero e quindi per esclusione non mi resta che il girone degli ignavi e ciò nonostante verba generalia impiccicatoria non sunt.

La cosa mi da molto fastidio e mi creda il silenzio mi è costato molta fatica, anche tenendo conto del mio carattere piuttosto sanguigno.

Mi consenta una domanda, prima di proseguire nel mio dire: Lei scrive ancora da giornalista o già da candidato Sindaco? Sa,la risposta è determinante, atteso che in un epoca in cui impera la “post informazione” un conto è leggere un articolo, per quanto i fatti ivi raccontati siano mischiati con l’opinione del giornalista, un conto è leggere un articolo (o meglio un volantino) di un candidato Sindaco. Aspettiamo (penso anche i suoi lettori la aspettino) con ansia la sua risposta.

Purtuttavia, anche in questo caso , dopo qualche giorno, sbollita la rabbia e piegato, mio malgrado, al manzoniano “sopire, troncare, …….., troncare, sopire”, decisi ancora una volta di tacere.

Poi il 22 ultimo scorso compare sul suo giornale un articolo, pardon una letterina a Babbo Natale sottoscritta dall’Arch. Francesco Finocchiaro nella quale venivo chiamato in causa direttamente ed allora ho davvero perso la pazienza. Una parentesi, Lei ed i suoi lettori diranno: ma nella lettera di Finocchiaro non compare mai il nome di Uccio Ciatto, perché mai costui si sente tirato in ballo? Ebbene , egregi signori, a parte la citazione sui “rifornimenti di carburante” che potrebbe dare adito a qualche dubbio, lo confesso il viennese o l’uomo dalle citazioni viennesi sono io.

In un momento fu tutto un fuoco, avrei preso a pugni il mondo. Poi mi calmai e cominciai ad interrogarmi se fosse davvero il caso di scendere al livello della rissa da bar nella quale volevano io mi gettassi. Non ne capivo proprio le motivazioni. Politiche, Professionali, o che altro? Infine mi presi qualche giorno di riflessione.

La notte di Natale, però, mi appare in sogno Babbo Natale, si in sogno, avete capito bene. Può sembrare strano, ma anche i cementificatori incalliti sognano (un uomo senza sogni è un uomo senza vita). E Babbo Natale mi chiede: perché non rispondi all’articolo di Francesco? Egli potrebbe pensare che tu non rispondi per superbia intellettuale, perché lo vuoi snobbare. Riflettei un attimo, ma vuoi vedere che ora oltre che al girone degli ignavi mi toccherà finire pure in quello degli immodesti? E allora risposi: ma no Babbo Natale voglio evitare la polemica e poi temo che nella foga della rabbia mi possa scappare qualcosa che, se male interpretata, potrebbe risultare offensiva. Ed allora Babbo Natale, rincuorandomi, mi disse: ma no! Suvvia l’Arch. Finocchiaro è un uomo di mondo e poi ha grande esperienza, grandi conoscenze per potere confondere una critica con un offesa. E, credo per dimostrarmi le qualità di Francesco, continuò a tesserne le lodi: “Forse non lo ricordi, mi disse, ma da giovane Architetto, collaborò con la stesura del PRG” Quale piano? feci io. Ma come quale piano, chiese Babbo Natale? “Quello attuale” ed io: quello oggi vigente?, Quello che ha previsto e consentito dieci anni fa l’approvazione del Piano Caponnetto che oggi consente alla Lidl di realizzare là un Supermercato? Ed Egli a me: “si quello, proprio quello. Perché ti stranizzi?”. Poi continuò: “sai, è stato anche incaricato del restauro del più prestigioso monumento cittadino – il convento di San Francesco alla Collina – possibile che tu non te ne sia mai accorto?” Ed ancora: è stato membro della Commissione Edilizia Comunale ed è stato pure Assessore all’Urbanistica, quindi come puoi pensare che se la possa prendere per qualche critica?” Feci per rispondergli, ma il sogno svanì, mi svegliai e mi chiesi, più volte, cosa volesse dire quel sogno.

Poi però decisi di rispondere a Lei e all’Arch. Finocchiaro.

Sono d’accordo con voi, la revisione del PRG è cosa da farsi e con urgenza. E’ stato perso tanto tempo e purtroppo non si vedono molte vie d’uscita. Ma queste sono cose che sapete, anche perché le ho sempre ripetute dappertutto ed in tutte le occasioni.

Aggiungo con sussieguo, se volete, che il migliore dei Piani possibili, non assistito da una corretta politica urbanistica di gestione e controllo delle trasformazioni urbane cittadine ed extra cittadine non significa nulla e nulla produce sul piano di sviluppo della città.

Un piano statico che venga strutturato alla stregua di un piano quinquennale di sovietica memoria, in cui è tutto un rigoglire di regole e che pretende di dare forma e controllare qualsiasi attività, anche la più puntuale, è destinato al fallimento e non porterà nessuno sviluppo, né sul piano urbano, né su quello sociale ed economico.

Ma per venire alla questione che ci occupa, io penso, sinteticamente, molto sinteticamente, che il nuovo piano debba prevedere ed essere conformato a:

  1. a) ZERO consumo di territorio rispetto al Piano attuale;
  2. b) Introdurre il principio della perequazione;
  3. c) Dare priorità al recupero del centro urbano, da attuarsi attraverso un piano agile che suddivida il centro urbano in micro comparti di facile ed economica ristrutturazione urbanistica;
  4. d) Ricucia le periferie tramite l’allocazione in esse di servizi di pregio da trasferire dall’attuale centro in modo da ottenere l’alleggerimento del traffico sul centro ed al contempo dare vita alle periferie;
  5. e) Dotare il Comune, nell’ambito delle sue proprietà, di una serie di alloggi che consentano il parcheggio dei cittadini le cui aree o condomini (nel caso di adeguamento statico ad esempio) sono oggetto di ristrutturazione;
  6. f) Dotare il comune, attraverso la cessione di suoi beni non strategici, di un plafond di bilancio che consenta la realizzazione dei servizi in periferia e la possibilità di manovrare in modo da indirizzare lo sviluppo di quei brani di città che più ne sono bisognevoli e che consenta anche di intervenire attraverso contributi a favore di particolari categorie sociali nel mercato della casa, possibilmente in centro.

Di questo e di altro, che ogni cittadino, professionista, operatore economico vorrà indicare, sono disposto a discutere. Allo stesso tempo sono disposto a mettermi in gioco per aiutare la mia città, non questa o la futura Amministrazione, ma la città e a dedicare ad essa una parte del mio tempo, in completa autonomia, per fornire aiuto e supporto all’attività di progettazione del nuovo piano. Se l’Arch. Finocchiaro è dello stesso avviso faccia un segno.

Di altro non ho interesse a discutere. Non faccio politica e non sono a caccia di incarichi.

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