L’arte di vedere noi stessi: il teatro di Giuseppe Parisi

Carlo Giuffrè diceva:“Se non ci fosse stato il Teatro, non avrei saputo fare altro. Il Teatro è tutta la mia vita. Pensate che a casa barcollo, m’ingobbisco, mi annoio, ma in teatro ritrovo il passo. È un’altra storia. In scena si guarisce”. La pensa così anche Giuseppe Parisi, paternese, 18 anni e un gran talento. “La recitazione è la colonna portante della mia vita; non riuscirei a immaginare la mia vita senza il teatro”. Giuseppe (fa teatro dal 2010) è un’altra testimonianza che a Paternò c’è del bello e del buono, e a Zona Franca piace sottolinearlo sempre. Fa stare bene sapere che ci sono paternesi che portano in giro il nome del nostro paese dandogli lustro.

Giuseppe ci racconta di avere da sempre la passione per l’arte; ha frequentato il liceo artistico E.Greco a Catania, ha cominciato a fare teatro in parrocchia e ha proseguito con una filodrammatica locale fino a che il teatro è diventato “il mio sogno”.

Nonostante la giovane età, sono numerose le sue esperienze teatrali e dallo scorso gennaio gira l’Italia con la compagna di Enrico Guarneri (molti di noi lo conoscono nei panni del personaggio di Litterio) che porta in scena I Malavoglia, lo splendido romanzo corale di Verga sulla sopravvivenza di chi ha amara la vita. La regia – “meravigliosa”, dice Giuseppe, – è di Guglielmo Ferro (figlio dell’attore Turi Ferro e direttore artistico del Teatro Quirino a Roma), “è stupendo essere curato da lui”, aggiunge. Nell’opera, il nostro ragazzo interpreta il ruolo di Luca, il giovane nipote del capo famiglia (padron ‘Ntoni). “Condividere il palco con attori così importanti, mi riempie di gioia e arricchisce il mio bagaglio artistico, culturale e soprattutto umano. Con questa Compagnia ho vissuto le emozioni più grandi della mia vita”, sottolinea Giuseppe, che nel poco tempo libero a sua disposizione coltiva un’altra passione, quella per la pietra lavica ceramizzata: “è una passione che mi viene dalla mia famiglia” (lo zio è il maestro Barbaro Messina); ma scopriamo che è anche “maniante” dell’opera dei pupi: “passione nata nel 2009 con la compagnia dei fratelli Napoli, e arricchita dalla figura del professore Turi Fallica nella mia Paternò”, ci spiega questo ragazzo che a noi pare un concentrato di bellezza a tutto tondo, perché quando un ragazzino, che si sta affacciando alla vita, afferma: “affronto il mio percorso teatrale con amore e impegno”, e sostiene che i suoi valori di riferimento sono lo studio e la passione per quello che fa, noi, che di vita ne abbiamo vissuto già un bel pezzo, ci rallegriamo e abbiamo motivo di ben sperare negli adulti di domani.

Gli abbiamo chiesto di dirci uno dei momenti più significativi della sua giovane carriera, e la risposta ci ha intenerito: “è stato ad Augusta dove per la prima volta tra il pubblico erano presenti i miei genitori”.

Sappiamo che da sempre gli attori fanno dei gesti scaramantici prima di salire in palcoscenico, e abbiamo chiesto a Giuseppe quale sia il suo, e ci siamo commossi: “Per ogni singolo spettacolo mi affido alla Madonna con una preghiera; la fede è un tassello importante della mia vita”.

Giuseppe ci tiene a ringraziare “dal profondo del cuore tutti i grandi attori che mi hanno aiutato, e la produzione del teatro ABC di Catania nelle persone di Carlo Auteri, Claudio Aprile e Mario Fraello”.

Il 3 novembre prossimo, il nostro Giuseppe sarà al Piccolo Teatro di Paternò con un monologo in un unico atto (Un fatto umano). Andiamo a vederlo, perché lo merita e perché il teatro fa bene, diceva Terence Mann.

Per il suo futuro, questo ragazzo spera “di crescere sopra i palcoscenici più prestigiosi per portare altissimo il nome della mia città”.

Noi sappiamo che Guglielmo Ferro ha detto di Giuseppe “è un ragazzo d’oro”, e ci permettiamo di riportare queste parole con l’amore e l’orgoglio di un genitore per un figlio.

A Giuseppe, Zona Franca augura di volare in alto.

Cettina Caliò
Cettina Caliò Autori Zonafranca

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