La nostra bellezza – Salvatore Drago e la sua arte

Cominciamo l’anno con l’arte e la bellezza. Ci siamo già occupati di teatro e di giovani talenti e lo facciamo ancora con Salvatore Drago, un giovane di Belpasso che ha frequentato l’istituto De Sanctis di Paternò, “Gli anni del liceo sono stati importanti per la mia formazione e porterò sempre con me gli insegnamenti ricevuti al De Sanctis, che non sono solo nozioni ma la possibilità di crescere come individuo capace di affrontare il mondo sociale e lavorativo”.

Salvo adesso vive a Milano da 5 anni e fa l’attore. “Aspiro a fare bene. Mi ritengo fortunato perché sono una di quelle persone che crede nei sogni e nella possibilità di realizzarli. Il mio sogno è sempre stato quello di far diventare un lavoro la mia passione; di studiare e calcare importanti palcoscenici. Adesso che sto iniziando a farlo nonostante le difficoltà che ci sono state, ci sono e ci saranno, sento crescere in me una forte speranza nella vita”.

Salvo ha studiato recitazione al Piccolo Teatro di Milano, e qui ha debuttato nel 2017 con uno spettacolo tratto da un’opera di Elio Vittorini (Uomini e no, con la regia di Carmelo Rifici); a febbraio sarà in tourneé con un testo tratto da Ibsen (Il costruttore Solness,con Umberto Orsini e la regia di Alessandro Serra), “Una grande occasione per crescere e per migliorare”.

Ha iniziato a recitare a dieci anni e ha potuto coltivare la sua passione grazie al sostegno della sua famiglia.  Ci spiega che a Milano (che per lui è come l’America) ha visto di tutto, e quel tutto ce lo riassume come uno stimolo di crescita e una spinta a fare sempre meglio.

Gli abbiamo chiesto cosa gli manca della sua terra: “Della Sicilia mi manca l’ironia, la capacità di ridere in situazioni tragiche. Secondo me, il segno distintivo dei siciliani è sorridere pur avendo gli occhi malinconici. Mi manca il rumore dei paesi del sud, la domenica in famiglia, l’Etna e il mare. Noi siciliani siamo impregnati di montagna e mare e ce li portiamo dentro inevitabilmente. Sono molto grato a questa terra, e mi sono reso conto, con gioia, che siamo molto apprezzati anche al nord”; e siccome, questo ragazzo, è uno bravo, cita Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti”. Ed è vero che un paese ci vuole, perché è quello che inevitabilmente siamo.

Cosa sia recitare non lo, ci dice: “Tanti grandi maestri hanno provato a rispondere. Credo sia un mistero. Nel quotidiano, a volte, siamo presi da tante cose e può capitare, allora, che ci sfuggano dei particolari. Un pianto, un sorriso, un incontro, un amore, un lutto. Forse il teatro mette una lente d’ingrandimento su quei particolari. Non credo che faccia sempre capire di più. Di sicuro ci aiuta a farci delle domande, e ci permette di capire che forse non c’è niente da capire, c’è solo da vivere”. Ed è una considerazione notevole per un giovane di 26 anni.

Prima di entrare in scena, Salvo si concentra, “respiro e cerco il silenzio. A volte ripenso da dove sono partito… ricordo ancora le battute del mio primo spettacolo, Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta – io ero il piccolo Peppiniello, e le ripeto. Poi il direttore dà il ‘chi è di scena’, e cerco di andare libero. Ci provo, almeno, anche se la strada da fare ancora è lunga”.

Gli abbiamo chiesto quali sono le cose che per lui contano nella vita: “Quello che di più conta secondo me è il rispetto per altri. Penso che ci si dovrebbe volere più bene. Si può fare, ne sonocerto. Poi la sincerità che oggi manca. C’è tanta fretta, tanta confusione, tante aspettative e poca possibilità di sbagliare. Bisognerebbe rallentare un po’. Creare rapporti duraturi è diventato difficile sia in amore, sia in amicizia, sembra non esserci il tempo e la voglia. Se tutti si facesse un po’ più all’amore, credo,si starebbe decisamente meglio”. Noi condividiamo la saggezza bella e semplice di questo pensiero.

Salvo ha una sensibilità multiforme e scrive anche poesie epertanto, augurandogli ogni bene e ogni cielo, concludiamo con un suo verso: Ho amato tra una declinazione latina/e un’equazione di matematica. /Ho amato per sbaglio”.

Cettina Caliò
Cettina Caliò Autori Zonafranca

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