La lingua siciliana nelle scuole

Un'insegnante durante una lezione in classe in una foto d'archivio. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Di Agata Rizzo – “Conoscere il dialetto è possedere lo strumento per capire il mondo da cui siamo venuti e in cui siamo ancora immersi, non per limitare il nostro orizzonte, ma, al contrario, per collocare i fatti della nostra storia particolare nel quadro più ampio della storia e della cultura nazionale ed europea che è fatta di tanti contributi particolari che lentamente si sono aggregati e stanno ancora aggregandosi” ( Tullio De Mauro-Mario Lodi)
Questa emblematica citazione del linguista e accademico Tullio De Mauro e del grande Maestro Mario Lodi racchiude in se la motivazione più vera e profonda del perché bisogna studiare la storia locale, con le sue tradizioni, il suo dialetto, la sua cultura non più racchiuse in un passato meramente “da studiare” ma collocate nel presente e proiettate nel futuro perché patrimonio da consegnare alle nuove generazioni.
La ricorrenza dello Statuto Speciale della Regione, celebrata in Sicilia il 15 maggio scorso, ha costituito l’occasione per il Governo Regionale di accogliere tali importanti motivazioni e avviare le pratiche operative affinchè entro l’anno scolastico 2018-2019, si possa avere l’attuazione concreta della legge 9 del 2011 per l’insegnamento del dialetto e della storia siciliana in tutte le scuole dell’isola, ovvero dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado.
Quindi, l’insegnamento del Siciliano nelle scuole sta diventando effettivo; un tavolo tecnico tra l’USR (Ufficio Scolastico Regionale), le quattro Università dell’Isola e la Regione stessa, stabilirà tempi e modi di attuazione. Come afferma l’assessore Laganà “Dovrebbe trattarsi di un’ora a settimana: quasi certamente andrà collocata dentro l’insegnamento di una materia letteraria. Andrà valutato se l’ora dovrà essere aggiunta al consueto orario settimanale o in sostituzione ad altre. Modalità, contenuti e proposte devono ancora essere messe a fuoco”… “Contiamo di dare le nostre linee guida- chiarisce il rappresentante del governo regionale- entro l’estate, in modo che già, anche sperimentalmente, si possa avviare l’iniziativa a partire dal prossimo anno scolastico”.
Questa iniziativa si colloca nel quadro di un programma di valorizzazione dell’identità culturale siciliana con iniziative di approfondimento sulla storia e i beni culturali della Sicilia che vede il suo avvio con l’annullamento della vacanza scolastica del 15 maggio e la sua sostituzione con attività organizzate dalle scuole, anche in collaborazione con gli Enti Locali per la scoperta e rivalutazione dei vari territori.
L’attività di promozione culturale sulla valorizzazione della storia siciliana e lo studio del Siciliano sostanzierà senz’altro l’Offerta Formativa di ogni scuola in quanto sarà dato agli alunni l’opportunità di dare il giusto riconoscimento ad un valore culturale che rischia di perdersi fuori da un preciso progetto, così come purtroppo si è verificato nel tempo.
Grazie all’iniziativa della Regione gli alunni studieranno il Siciliano come lingua madre, e la storia richiama alla memoria che al tempo di Federico II di Svezia il Siciliano fu Lingua (Scuola poetica Siciliana), una lingua pienamente riconosciuta dall’Unesco, con almeno cinque milioni di parlanti fluenti che comprende anche i vernacoli della Calabria meridionale e quelli salentini.
Il Siciliano è una lingua storica dunque, va oltre il dialetto: da vita ad un sapere antico e nel contempo vivo perchè contiene tracce delle tante civiltà che hanno dominato l’Isola e che hanno dato origine a quell’affascinante caleidoscopio di cultura popolare dove il siciliano si sposa con il francese, il greco, l’arabo, lo spagnolo ed oltre.
Ignazio Buttitta esalta con la sua consueta enfasi l’importanza della “lingua” per un popolo:

Un Populu
Diventa poviru e sirvu,
quannu ci arrobbanu a lingua
addùtata di patri,
a perdi pi sempri .
Diventa poviru e sirvu,
quannu i paroli non
figghianu paroli
e si manciano tra d’iddi.
Mi nn’addugnu ora,
mentri accordu a chitarra du
dialettu
ca perdi na corda lu jornu
(Ignazio Buttitta)
Agata Rizzo

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