La forza della fragilità – Il suicidio

Da qualche anno nella nostra città i casi di suicidio sono in tragico aumento. Zona Franca non entra nel merito dei casi specifici per rispetto nei confronti delle famiglie, e perché alcune vicende sono ancora tutte da chiarire da chi di competenza. I dati ISTAT (diffusi in occasione della Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio, il 10 settembre) rilevano, in Italia, 4300 suicidi all’anno (più di 12 persone al giorno). L’Organizzazione Mondiale della Sanità calcola, ogni anno, nel mondo, 800mila casi di suicidio (una persona ogni 40 secondi circa), risulta ampia la fascia anagrafica, così come il genere e la categoria sociale.

Il nostro intento è soltanto una riflessione su un gesto estremo che, da sempre, conduce alcuni di noi a chiamarsi fuori da questo gioco che è la vita; una considerazione sulla fragilità della nostra esistenza e sui percorsi che talora, in alcune circostanze, la nostra mente intraprende magari quando il vuoto prende il sopravvento, la disperazione spadroneggia e la paralisi del pensiero conduce in luoghi senza ritorno. Al riguardo ci siamo confrontati con la dott.ssa Barbara Schilirò (psicologa, già ospite delle pagine di Zona Franca), la quale premette che qui si offrono solo spunti di riflessione in merito a una questione delicata e complessa e che ogni caso ha le sue peculiarità. Ci spiega, anzitutto, che bisogna riflettere sulla distorsione tra i concetti di forte e fragile. “Il suicidio non è per gente fragile”. La dott.ssa ci invita a considerare la determinazione e la premeditazione che spesso sono presenti dietro un suicidio. “La determinazione appartiene a soggetti forti e fortemente strutturati, che mostrano aspetti narcisistici della personalità, e qualora un soggetto simile giunga al suicidio, raggiunge la massima espressione di onnipotenza”. Ci è stato spiegato che spesso l’inquietudine nei confronti della vita effimera e mutevole può essere talmente violenta e devastante da condurre alcuni soggetti a controllarla scegliendo come e quando uscire dal gioco.
Tenendo conto dei dati statistici, abbiamo chiesto se ci sono differenze relative all’età dei soggetti, e pare che: “i soggetti adolescenti che tentano il suicidio, spesso non hanno una reale consapevolezza di morte, ma piuttosto tentano di silenziare il corpo, operano una sorta di scissione fra corpo e mente; mentre nel caso degli adulti c’è una complessità diversa a livello di struttura della personalità”.
Abbiamo discusso del valore e dell’importanza di certe parole oggi abusate e bistrattate e fra queste c’è il verbo condividere: “condividere significa possedere insieme, partecipare insieme, offrire del proprio agli altri; oggi questa parola è fra le più inflazionate del momento e, come tante altre, ha assunto un significato superficiale e artefatto. C’è bisogno di una vera condivisione per affrontare un disagio profondo e fortemente radicato nell’animo, e attraverso questo processo di relazione profonda si può intervenire e, chissà, anche prevenire gesti estremi”.

Cettina Caliò
Cettina Caliò Autori Zonafranca
Cettina Caliò dice di sé: “Nasco ossimoro: sono un sognatore realista”, e dicono di lei: “Sei una rompiballe epica”. Ha studiato presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Roma e presso la Facoltà di lingue e letterature straniere di Catania. Scrive per Zona Franca da tre anni; lo ha visto nascere al tavolo di un bar, una mattina di primavera. Si occupa di insegnamento privato e di insegnamento on-line della lingua inglese. Scrive poesie e racconti. Sostiene di scrivere perché ha nostalgia di tutti i momenti in cui si è sentita viva. Ama le parole di due sillabe e gli autogrill. La musica classica è la sua variante del silenzio. Divide le persone in due categorie: quelle in gamba e quelle che non lo sono. Legge molto perché, afferma, le piace andare lontano restando vicino. Ha pubblicato 4 libri di poesie e ottenuto significativi riconoscimenti in ambito nazionale. Figura su riviste e antologie letterarie.

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