Gabriele e un biglietto di sola andata   

di Carmela Venuti

“Sai qual è la vera forza di una nazione e del suo governo?” Non mi aspettavo questa domanda. Gabriele sa perché ho voluto incontrarlo ma è ansioso di sapere da me come la penso: non rispondo, non subito almeno,  prendo tempo  e aspetto che la fretta di chi vuol togliersi un peso di dosso si consumi. “La vera forza di una nazione e del suo governo risiede nel senso di appartenenza, quel profondo senso del “NOI” come garanzia di protezione, responsabilità e rispetto che i singoli cittadini e l’intero popolo provano nei confronti della propria nazione.

Un governo che si concentra sui migranti che arrivano via mare, usandoli come specchietto per le allodole per tutte le tensioni e le paure che attraversano la nostra società, è un governo che sta perdendo di vista il futuro dell’Italia; non si prevedono investimenti sui giovani, sulla scuola, sull’universita’, sulla ricerca e sull’innovazione; l’unica preoccupazione di questo governo sembra essere quella dei, 20859 migranti arrivati nel 2018 e a nessuno importa invece degli altri 100 mila italiani che lasciano ogni anno questo Paese”.

Sono riflessioni amare quelle di Gabriele,  sì perché lui è proprio uno di quei 100mila che ogni anno lasciano il nostro Paese.

Gabriele ha soltanto 29 anni e fino ad un anno fa viveva ancora a Paternò il paese dov’è nato e cresciuto, e dove avrebbe voluto continuare a vivere. “Subito dopo il diploma iniziai a cercare lavoro, come  perito  elettronico e delle telecomunicazioni , credevo non fosse difficile: l’elettronica è un settore in continua evoluzione, dalle mille possibilità e dalle  infinite alternative ma, fin da subito,  iniziai a sperimentare le difficoltà di inserimento e le insidie che si nascondevano dietro a quelle che inizialmente sembravano “opportunità”;  accettavo di lavorare in condizioni di sfruttamento e opportunismo pur di fare esperienza e riuscire ad avere un po’ di indipendenza economica: quando sei un ragazzo di 20 anni  pesa tanto dover dipendere ancora dalla famiglia per ogni tua necessità”. Ascolto Gabriele come fa  una madre davanti allo sfogo di un figlio ( e lui ha la stessa età del mio), “per più di 5 anni- racconta Gabriele-  ho lavorato tra Parma e Milano, entravo e uscivo dalle aziende con la stessa facilità di chi cambia supermercato; ho conosciuto un mondo del lavoro che non favorisce l’inserimento ma, al contrario,  sfrutta e aumenta l’incertezza sul futuro; fai presto a renderti conto che tutti i tuoi sacrifici non porteranno a niente. La riduzione dei salari, la nascita di nuove forme di lavoro caratterizzate da contratti a breve termine hanno ulteriormente aggravato la situazione: poco lavoro, mal retribuito per breve durata e la meritocrazia è una parola che in Italia non ha alcun significato”.

È arrabbiato Gabriele, il peso di quegli anni vissuti lontano da casa, alla ricerca di un futuro stabile e sostenibile, chiaramente lo hanno segnato e se da una parte qualcosa ha ricevuto, inevitabilmente qualcos’altro gli è stato portato via. “Ci ho creduto fino alla fine, nonostante un’ economia stagnante unita ad una situazione di incertezza individuale, ho deciso di mettere a frutto la mia esperienza aprendo una partita IVA ma  nell’unico anno di attività in cui ho provato a lavorare nel rispetto delle regole e delle leggi, cercando di guadagnare abbastanza per pagare le tasse e sopravvivere, sono finito a un passo dalla rovina. In Italia, la burocrazia interminabile e le tasse, strozzano le piccole attività producendo solo vittime e i primi siamo proprio noi giovani che nel cercare di realizzarci non troviamo sbocchi, giovani che studiano, che si diplomano, che fanno stage, corsi di formazione e  che alla fine dei conti restano al palo, nessuno sguardo al futuro alla crescita ai giovani eppure, non sono i giovani ad aver bisogno dell’Italia ma l’Italia dei giovani, ma questo è un paese contro i giovani ormai lo abbiamo capito e, ce ne siamo fatti a malincuore una ragione, anche perché una generazione che non ha “domani” è una generazione che si sente esclusa…e una nazione che esclude i giovani ha fallito! “. Non lascia molto spazio alle interpretazioni Gabriele, dai suoi occhi trapelano le sconfitte, le rinunce e la delusione di chi non è stato ascoltato.

Ci sarà mai un biglietto di ritorno per Gabriele? Un interrogativo che rivolgiamo a chi ha il dovere di dare risposte,  ma sembra distratto da altre questioni. Intanto il tempo, senza risposte,  sta portando via i nostri figli,  dalla nostra terra.

 

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