Due chiese poco conosciute: S. Nicolò dei Lombardi oltre il Simeto e Santa Marina

( foto di Giuseppe Barbagiovanni) .

Sui soleggiati pendii di Poggio Monaco, all’incirca dal periodo neolitico fino all’età storica, vissero delle antiche genti in piccoli villaggi che facevano da sentinelle al Simeto. Della loro civiltà sono rimasti pochi frammenti di ceramica e alcune tombe a grotticella artificiale. Il sito, però, continuò, nel tempo, a rivestire una sua importanza strategica per la facilità con cui da lì si poteva il fiume. Nel periodo romano, nei suoi pressi, fu costruito un ponte detto, in seguito, della Giarretta dei monaci. E Monaco fu detto il poggio in virtù di una tradizione che ricordava il sito abitato da un eremita. In effetti dai documenti storici si evince l’esistenza di unmonastero basiliano, situato proprio sul poggio, indicato come quello di San Nicolò dei Lombardi trans flumen Paternionis, e affidato all’abate Sabba da Goffredo Secreto. Un monastero di rito greco che, però, secondo una disposizione del maggio 1174 doveva obbedienza al Vescovo di Catania che aveva la facoltà di approvare l’elezione dei suoi abati. In questo modo si avviò quel processo di latinizzazione che costituiva la politica peculiare dei Normanni volta verso la reconquista del territorio simetino-etneo, abitato principalmente da etnie arabe e greche. Da una ricerca sul campo per l’individuazione del luogo, in cui era probabilmente situato il monastero, non ci dobbiamo aspettare di ritrovare i resti di un grande edificio bensì quelli di una piccola chiesa o metochioa capo della quale, come ci ricorda il De Grossis nella sua Catana Sacra del 1654, vi era il presbyterus Simon. A nord di Palazzolo era ubicata, invece, la Chiesa di Santa Marina, ricordata dalla tradizione orale e di cui fino a qualche tempo fa si potevano notarele sue fondamenta messe in risalto da un pavimento basolato. La Chiesa, di cui si sconosce l’anno di fondazione, era dedicata ad una giovane vergine di nome Marina, poi santificata, nata in Bitinia nel 725 circa. Un giorno, così racconta la leggenda, il padre di Marina, rimasto vedovo, decise di ritirarsi in un convento a Canobin in Libano. Poco dopo la giovane, triste per la mancanza del caro genitore, entrò anche lei nello stesso convento vestendosi da uomo e presentandosi con il nome di fra’ Marino, e ivi restò anche dopo la morte del genitore. Dopo un po’ di tempo Marina, accusata ingiustamente di aver sedotto una locandiera che in realtà aveva avuto un rapporto con un soldato, fu cacciata dall’abate. Lei, però, invece di discolparsi decise di allevare il piccolo Fortunato vivendo con elemosine ai margini del convento. Riaccolta di nuovo nel cenobio, dopo tre lunghi anni di dura vita fatta di stenti e di sacrifici, Marina nel 740 circa morì. I monaci, mentre svestivano fra Marino, prima della sepoltura, fecero la sorprendente scoperta e capirono allora di quale grossa diffamazione fosse stata vittima. Grande fu la commozione dell’abate e dei confratelli davanti al corpo di Marina, che come Santa compì il suo primo miracolo liberando dal demonio la figlia del locandiere che, rimasta posseduta dal demonio, era venuta a chiedere la grazia!

 

 

Mimmo Chisari
Mimmo Chisari Autori Zonafranca

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