Dimensione bambino: la storia della “Casa di Emilia e Cristina”

Per occuparsi di bambini ed avvicinarsi a loro mondo bisogna avere professionalità e competenza oltre alla capacità di entrare nel loro mondo in punta di piedi, soprattutto, quando, parliamo di tristi storie e drammatiche situazioni familiari. La storia della Comunità alloggio di Emilia e Cristina nasce dall’unico intento possibile per chi intraprende questa strada: dal cuore di due mamme che hanno cresciuto i loro figli con amore ed esempio educativo. Da qui il nome della comunità. Entrando nella casa si respira subito un’atmosfera a dimensione di bambino, giochi, colori vivi e gioiosi nelle stanze, dovunque gli occhi si girano trovano un’atmosfera di profonda accoglienza.

“La parola Comunità spesso racchiude un sottile preconcetto per chi l’ascolta, specie quando si parla di accoglienza per minori in situazione di disagio – dichiara la dottoressa Cinzia Rizzo coordinatrice e responsabile pedagogica del centro – in realtà ha una valenza prettamente positiva considerando che racchiude tutto il mondo del bambino, ricreato attraverso un clima di accoglienza ed un contesto educativo sano, sicuro e specializzato”. È possibile pensare ad una realtà del genere solo se consolidata da figure professionali specializzate nella tutela dell’infanzia e del contesto familiare. Per questo una comunità educativa deve avvalersi di specifiche figure professionali adatte a gestire e prevenire fenomeni come l’abbandono del minore e disagi affettivo-sociali. “La comunità è formata da figure qualificate – continua la dottoressa Rizzo – ci avvaliamo di educatrici, di medici specialisti come quello del Dott. Sinatra Antonello, pediatra e neuropsichiatra infantile, ed io contribuisco con la qualifica di Pedagogista clinica, nel coordinamento dei progetti di intervento individuale dei bambini che sono in comunità”. La rete di intervento rispetto a questo ambito non è circoscritto solo alla Comunità, ma si espande insieme ad una sinergia di forza ed intenti con le istituzioni come il Tribunale dei minori, Servizi Sociali e con tutto il Territorio Regionale. Ma quali sono le difficoltà che si incontrano in questo ambiente?  “La Tutela del minore mette al centro di ogni agire il bene del bambino.

Noi siamo un ponte – continua la Rizzo – tra le istituzioni e la famiglia, poiché il riconoscimento delle proprie radici, il non sentirsi abbandonato anche dagli affetti familiari, è fondamentale per una crescita sana ed un inserimento sociale del minore. La difficoltà è proprio questa: pur avendo posti disponibili non vi è stata piena apertura da parte dei comuni vicini”. La Comunità infatti è proprio come una famiglia, i bambini vengono seguiti in tutto e per tutto nelle attività giornaliere, dalla scuola, allo svolgimento dei compiti, allo sport con una progettazione attenta per ogni bambino del suo percorso in Comunità. Quale sarebbe il regalo più bello per questi bambini per Natale? “Lo chiamo Psico-Fiaba è questo che noi della Comunità mettiamo, non solo per Natale ma ogni giorno, sotto l’albero, ovvero il sostegno al mondo della fanciullezza garantendo amore, serenità, capacità di integrazione sociale e un ambiente accogliente ed un calore non solo materiale ma soprattutto umano di cui questi bambini ne hanno davvero tanto bisogno.” Dalle parole della dottoressa emerge profonda emozione. “Grazie al sostegno della mia famiglia, specialmente di mio marito Giuseppe Trovato ho potuto realizzare questo sogno, è fondamentale il suo sostegno da ogni punto di vista!”. Per chi volesse contattare la “Casa di Emilia e Cristina” può farlo attraverso la pagina Facebook e le seguenti mail:rizzocinzia@virgilio.it oppure sinatra.antonello@tiscali.it. L’aiuto ed il supporto ad un progetto così importante a Paternò deve vedere coinvolta la società tutta per intero, anche nei piccoli gesti di solidarietà.

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: