Chiesa di S. Maria la Scala: dal rito greco al rito latino  

A partire del VII secolo, in Sicilia, si assiste a un processo di grecizzazione che comprende non solo l’aspetto politico ma anche quello religioso. Da questo periodo in poi, verranno fondati alcuni monasteri basiliani, alcuni dei quali ricostruiti, dopo l’arrivo dei Normanni, i quali in una prima fase hanno mirato a un’opera di cristianizzazione per passare poi alla crescente latinizzazione con l’espansione dei monasteri benedettini. L’incontro di due concezioni religiose in cui l’architettura degli edifici basiliani, in pianta centrale, esprimeva una spiritualità contemplativa in rapporto a quella dei templi benedettini, a pianta longitudinale, che simboleggiava la vita del cristiano come percorso espiativo. La fondazione di S. Maria la Scala, avvenuta intorno al 1140 ad opera della contessa Adelasia nipote del Gran Conte Ruggero il normanno, rientra in questo contesto storico dove, accanto alla politica monastica, si cela una realtà di ripopolamento delle campagne per far rinascere l’attività produttiva, da tempo ormai stagnante. Santa Maria la Scala aveva tutte le caratteristiche dell’edificio basiliano dislocato fuori dall’antico centro abitato, a oriente dalla collina di Paternò, lontano dalla vista del mare per essere meno esposto alle scorrerie dei pirati. Nelle Linee Guida del Piano Paesistico Regionale la collinetta, oggi via Scala Vecchia, su cui sorgeva l’antico monastero, è segnalata, anche, per una necropoli preistorica (Sottosistema insediativo–siti archeologici, A2.2). Sotto Guglielmo il Malo, che aveva come suo segretario l’eremita Stefano indicato come rifondatore (coepisti fundare …), in una pergamena del 1170, il monastero passò dal rito greco a quello latino. Durante i vari secoli il convento riceverà tanti privilegi e donazioni: terreni, case, chiese e soprattutto mulini (il mulino Talarico in pertinentis Paternionis e il casale di Resinecchi in territorio di Lentini in cambio del feudo di Obberti Coste ecc.). Nel 1468 il monastero verrà aggregato a quello di Nuova luce di Catania. Dopodiché, il convento abbandonato dai Benedettini fu occupato da una comunità di Certosini e infine dagli Agostiniani Scalzi i quali, in seguito a vari disagi si ritirarono a Paternò dove, durante gli anni 1785/87 assieme ai confratelli di Nuova Luce di Catania, fondarono il convento e la Chiesa di Maria SS. della Scala in via Cassero ora via Garibaldi. Il convento fu soppresso nel 1833 e incorporato nei Beni demaniali dopo le leggi del 1866. L’attuale Chiesa, invece, restaurata nel 1953 e nel 1962, presenta un’unica navata a pianta ottagonale con vano di fondo absidato e uno schema planimetrico, che si rifà all’architettura religiosa del primo Settecento. Nell’interno della Chiesa il secondo altare, consacrato nel 1965 ed eretto in onore della Vergine SS. della Scala, contiene una significativa tela settecentesca della Madonna della Scala, dove alla sinistra della Vergine è rappresentata la simbolica Scala sostenuta dagli angeli che devono accompagnare i fedeli nel loro percorso di perfezione e ascesa spirituale verso il Cielo.

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