Artigianato al femminile: Katia Arcidiacono

A Paternò l’artigianato è vivo e vive, sebbene in Italia – è noto – le imprese artigiane diminuiscono progressivamente, patiscono la pressione fiscale, la mancanza – rispetto ad altri paesi europei – di agevolazioni e sostegno (sebbene l’articolo 45 della nostra Costituzione stabilisca, da parte dello Stato, la tutela e lo sviluppo dell’artigianato), a questo si aggiunge la produzione in serie delle grandi aziende che relega la creazione manuale in una posizione di marginalità. Zona Franca ha incontrato un artigiano bello e bravo, è Katia Arcidiacono – restauratrice e creatrice di mobili e oggetti d’arte, da circa un ventennio. È risaputo che a noi piace conoscere e far conoscere le eccellenze del nostro paese, perché ci piace ricordare che ci sono persone capaci di dare lustro a questo pezzetto di mondo che è Paternò. Katia ci racconta che, dopo una parentesi come apprendista fotografa, si è avvicinata all’artigianato per caso, a circa 23 anni, “Sin da ragazzina ho sempre avuto la passione per i lavori manuali e mi piaceva intagliare il legno; è un materiale che stimola tutti i sensi – sottolinea – lo puoi ammirare nelle sue venature fiammate, lo puoi odorare quando esegui un taglio o lo carteggi, lo senti al tatto nella sua robustezza…; per caso ho saputo che un maestro artigiano di Acicastello cercava un garzone di bottega, e lentamente la mia passione è diventata il mio mestiere”. Si ricorda che il primo lavoro che ha realizzato è stato un capezzale per il fratello sacerdote, e che i suoi primi attrezzi sono stati un regalo del padre. Il restauro – ci spiega – è prima di tutto conoscenza della materia e rispetto per il pezzo che si ha fra le mani.

Quando hai deciso di aprire una bottega tua? “Quando ho creduto di potere camminare sulle mie gambe; ma non è stata una scelta facile, sia per la mia età – ero troppo giovane – e anche perché ero donna e questo mi ha creato qualche difficoltà: capivo che la gente diffidava di una donna artigiano; ma sono stata fortunata perché ho avuto il sostegno della mia famiglia e la tenacia di resistere”.

Perché hai deciso, in seguito, di creare mobili? “Il restauro, per quanto affascinante, limita la creatività, ed io avevo voglia di creare anche cose particolari come per esempio una parete attrezzata che ricorda i cofanetti vhs: 5 film che raccontano la passione del padrone di casa, e dicono qualcosa di lui; oppure delle cabine mare per libreria”.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi dell’artigianato? “Di positivo c’è l’ebbrezza della creazione, o la soddisfazione di ridare vita a un pezzo che il tempo ha logorato. Gli aspetti negativi sono quelli che tu hai esposto all’inizio: è difficile resistere e guadagnare con questo lavoro; sono sempre di meno le persone disposte a pagare un certo prezzo per un pezzo unico, e inoltre questo è un lavoro che, sul piano fisico, si può reggere fino a un certo punto. Io, per esempio, mi rendo conto di essere fisicamente stanca, adesso”. Quando chiediamo a Katia se consiglierebbe l’artigianato ai giovani, lei risponde: “Mi piacerebbe potere dire di sì, ma credo non sia più il tempo per l’artigianato; non nella realtà del nostro paese, almeno”.

Come ti immagini fra un decennio? “Impiegata statale (e sorride)”. Sorridiamo anche noi mentre la ringraziamo e le auguriamo il meglio.

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