Il referendum costituzionale che divide l’Italia. Cos’è e quali implicazioni avrà? Guida ragionata

Il premier Matteo Renzi

Si entra nel vivo della battaglia referendaria. Anche se non si tratta di una elezione politica, il referendum costituzionale ha inevitabili conseguenze ed implicazioni politiche. Ma occorre ricordare che i quesiti referendari vanno analizzati innanzitutto per quel che significano, e spesso vi sono questioni tecniche che nello scontro fra sostenitori contrapposti finiscono per non essere bene analizzate. Va anche aggiunto che la polarizzazione in ogni referendum è naturale perché noi cittadini siamo chiamati a scegliere un “Sì” od un “No”. Fatta questa premessa di ordine generale e metodologico, va sottolineato che il referendum costituzionale sul quale saremo chiamati a votare per essere valido, come è previsto dall’articolo 138 della Costituzione italiana, non ha bisogno del quorum del 50 per cento più uno degli aventi diritto. Vuol dire concretamente che a prescindere dal numero complessivo di chi si recherà al voto, prevarrà la posizione che avrà ottenuto un voto in più. Entriamo adesso nel cuore della riforma costituzionale proposta dal governo Renzi ed approvata in doppia lettura da Camera e Senato, e sul piano dell’analisi giornalistica cerchiamo con obiettività di spiegare i contenuti di essa e le diverse posizioni in campo. La Riforma comunque non è “neutra”, ha ricadute politiche (nel senso della polis greca come metafora di uno stato moderno) perché cambia l’assetto istituzionale dell’Italia. Se per il governo e coloro che la sostengono rappresenta un cambiamento positivo epocale, per molti di coloro che si oppongono rappresenta invece un forte sbilanciamento dei poteri a favore del governo.

Alcuni autorevoli costituzionalisti hanno anche aggiunto che in assenza della modifica della legge elettorale ovvero l’Italicum, con questa nuova riforma istituzionale, il leader di un partito politico che arrivasse al ballottaggio con solo il 25% di voti e vincesse al secondo turno potrebbe da solo scegliere e far eleggere dai suoi: il presidente del Senato, della Camera, i giudici della Corte Costituzionale in scadenza, addirittura il presidente della Repubblica, e potrebbe modificare a proprio piacimento in futuro la carta costituzionale. E’ questo il motivo per il quale autorevoli esponenti del mondo politico e delle istituzioni (anche molto vicini a Renzi) hanno chiesto la modifica della legge elettorale al governo attuale. La questione rimane aperta.

Altri importanti costituzionalisti sostengono invece che non vi è nulla di cui preoccuparsi perché il superamento del bicameralismo perfetto che porterà ad un sostanziale ridimensionamento ed indebolimento del Senato e le altre modifiche previste non provocheranno stravolgimenti, ma solo più governabilità. Cosa vuol dire? La Camera dei deputati se vince il “Sì” diventerà l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale diretto e l’unica assemblea che dovrà approvare le leggi ordinarie e di bilancio e accordare la fiducia al governo.

Il Senato invece sarà trasformato in un organo rappresentativo delle autonomie regionali (il cosiddetto Senato delle regioni) ed avrà un totale di cento senatori invece dei 315 attuali. I nuovi senatori non saranno eletti dai cittadini. In realtà essendovi già 5 senatori a vita, saranno nominati dai consigli regionali 95 senatori. Il governo, con il ministro Boschi in prima linea, ha parlato di semplificazione, di tagli di costi. Ed inoltre ha affermato che con il superamento del bicameralismo perfetto l’approvazione delle leggi sarà più veloce e non vi sarà più la navetta, ossia il passaggio delle leggi da una Camera all’altra. Chi si oppone spiega: “Ma si possono tagliare pezzi di democrazia per risparmiare?”. Ed “allora perché non hanno avuto il coraggio di togliere del tutto il Senato invece di dare spazio ai consigli regionali che negli ultimi anni e lustri sono stati oggetto di indagini su sprechi scandalosi?”. Le contraddizioni esistono. I fatti hanno dimostrato che il Parlamento in questa legislatura ha approvato le leggi in media con i tempi di altri paesi moderni, dunque il fatto della velocità non è una ragione così forte. Inoltre va ricordato che la democrazia più potente e decisionista del mondo, quella statunitense, è fondata su un sistema bicamerale perfetto (nessuno si sognerebbe di mettere in dubbio un pilastro della democrazia rappresentativa). Su questo punto gli oppositori lanciano l’allarme sottolineando il rischio che correrebbe l’Italia con l’approvazione di riforme costituzionali con le quali ad un forte governo non farebbe da contrappeso un sistema di bilanciamento dei poteri. I sostenitori del “Sì” invece spiegano che non vi sarebbe alcun rischio perché i bilanciamenti vi sono. La democrazia però non è un gioco della serie “chi vince piglia tutto”. Inoltre il voto degli elettori va rispettato. Non si sta scegliendo il sindaco ma un governo nazionale che dovrà decidere su questioni fondamentali in temi di politica economica, di difesa, esteri, sicurezza, immigrazione, lavoro e tanti altri argomenti che toccano la vita di tutti. Anche l’ex presidente della Repubblica, Napolitano, sostenitore della Riforma, ha spiegato che occorrerebbe modificare la legge elettorale. Il punto è evitare il combinato disposto con la Riforma costituzionale. E’ opportuno porsi questa domanda: se uno vince con il 25% dei consensi al primo turno e poi prevale al ballottaggio, è giusto che governi l’Italia con un premio che lo porta al 51%? Ognuno si dia la risposta che ritiene più valida.

Vi è poi il tema della stabilità. Una tema molto importante. Ma vi è chi obietta, ma all’esigenza della stabilità bisogna sacrificare le ragioni della democrazia rappresentativa? Senza condividere i toni allarmistici di chi parla di grandi pericoli va sottolineato che le contraddizioni serie nella riforma vi sono. Ed è meglio conoscerle prima di pronunciarsi. Vi sono altri quesiti oggetto del referendum, dall’elezione del presidente della Repubblica all’abolizione del Consiglio nazionale per l’economia ed il lavoro, dal titolo quinto della Costituzione al referendum abrogativo e leggi di iniziativa popolare, temi sui quali questa realtà editoriale tornerà prossimamente.

testo-referendum

Be the first to comment

Rispondi